Daniele Sepe è un musicista italiano felicemente meticcio: jazz, musica popolare, improvvisazione, colonne sonore, deviazioni sonore e qualche sana esplosione controllata. Parte-nopeo, parte cittadino del mondo, suona con lo stesso entusiasmo in un teatro prestigioso o in un posto dove l’impianto decide di non collaborare.
Giappone, Cuba, Kuwait, Thailandia, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Egitto… e molti altri posti dove il jazz incontra lingue diverse ma la musica resta la stessa. La sua carriera è un viaggio continuo tra festival internazionali, teatri, club e piazze, sempre con la stessa idea: mischiare, contaminare, non chiedere permesso.
Tra un sentiero in montagna e una veleggiata con gli amici c’è uno che lavora sul serio. Nel tempo ha condiviso palco, studio e visioni con musicisti come Stefano Bollani, Gonzalo Rubalcaba, Enrico Rava, Paolo Fresu, Ares Tavolazzi, Antonello Salis, Roberto Gatto, Hamid Drake, Dean Bowman,Vinicio Capossela e da turnista con Peppino Gagliardi, Edoardo De Crescenzo, Mia Martini, NCCP e tanti altri.
E poi il cinema: musiche scritte e realizzate per registi come Gabriele Salvatores, Terry Gilliam, Antonietta De Lillo e Davide Ferrario.
Perché il caos organizzato funziona anche quando le immagini scorrono.
In fondo siamo tutti una combriccola di discoli. Solo che qualcuno ha studiato armonia.
La musica è una cosa seria.
Prendersi troppo sul serio, però no.
Daniele Sepe attraversa generi, tradizioni e confini con lo stesso spirito con cui si entra in una jam session o si affronta un viaggio: ascoltando, disturbando, costruendo. Tra Frank Zappa e la banda di paese, tra teatro e strada, tra politica e poesia.
Se cercate comfort zone, forse avete sbagliato sito.
Se cercate musica viva, siete nel posto giusto.